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Sandra Phillips progetta in anticipo: si occupa del futuro della mobilità.

In qualità di esperta di shared mobility e vincitrice del concorso per idee “Next Visionaries” di BMW i e TED, spiega perché più mobilità è un grande obiettivo per tutti e perché la sostenibilità ecologica e il trasporto locale giocano un ruolo importante.

BMW Magazin: come spiega durante un party, cosa fa per lavoro?

Sandra Phillips: Dico che sono una specie di architetto. Solo che non costruiscono case, bensì reti per il futuro della mobilità. Di cui, tra l’altro, c’è grande bisogno. Da una parte, abbiamo il trasporto locale pubblico, le cui reti, tuttavia, fuori dalle megalopoli come New York o Londra sono spesso lacunose. Dall’altra parte ci sono i veicoli privati. Tuttavia, molte persone non possono permettersi né vogliono avere un veicolo proprio oppure desiderano lasciar ferma la loro auto. I bambini non possono di certo viaggiare da soli, spesso nemmeno le persone anziane. Queste lacune possono essere colmate dalla shared mobility. Non è solamente ecologica, bensì anche ecologicamente intelligente. Si tratta infatti principalmente di sostenibilità.

Esattamente, come funziona?

Per esempio, la mia agenzia ha accompagnato BMW durante l’introduzione di ReachNow in America del Nord. Abbiamo lavorato direttamente all’attuazione e formato il team gestionale. ReachNow non ha solamente una flotta di veicoli per il carsharing, bensì a Seattle anche un “ride-hailing” ovvero un servizio taxi gestito tramite app. La rete di shared mobility può essere concepita in modo ancora più completo. In particolare nel trasporto locale: con bici a noleggio, per esempio, o scooter a noleggio. Questo è il ride-sharing, e in altri casi i passeggeri potranno, per esempio, condividere un piccolo autobus conducente incluso. Nella fase successiva, l’autobus sarà anche a guida autonoma. È così che potrà essere la mobilità del futuro.

La mia vision è quella di consentire veramente a tutte le persone di usufruire di maggiore mobilità - consentendo loro un migliore accesso alla salute, alla formazione, alla vita culturale e sociale.
Sandra Phillips,

esperta di shared mobility

È felice delle possibilità che porta con sé la guida autonoma?

Assolutamente sì. A Sion, in Svizzera, un primo componente fisso del traffico locale, ovvero un bus autonomo, dal 2016 viaggia su un percorso ben stabilito in città. Infatti, il concetto di guida autonoma è di enorme importanza per la shared mobility. Nell’ambito del carsharing, spesso le auto non vengono parcheggiate dove se ne ha bisogno. Sarebbe quindi ottimo se potessero recarsi da sole all’utente oppure alla stazione di ricarica.

Dove, ancora, intravede il bisogno di recuperare?

Attualmente, sul carsharing si riflette soprattutto per le grandi città, semplicemente perché qui vivono tante persone, e quindi tanti potenziali utenti, in uno spazio ristretto. Nelle città più piccole, con meno di 500.000 abitanti, si creano quindi delle lacune. E ovviamente, dovremmo pensare di più ai mercati di Africa, Sud America o Asia, dove la necessità è enorme.

Chi, secondo lei, fa parte del gruppo target della shared mobility?

Sinora, erano soprattutto uomini abbastanza istruiti e benestanti a interessarsi al concetto del carsharing. La mia vision è quella di consentire veramente a tutte le persone di usufruire di maggiore mobilità - consentendo loro un migliore accesso alla salute, alla formazione, alla vita culturale e sociale. Secondo me, tutto questo è una promessa del futuro della mobilità.

Chi è:

Sandra Phillips è cresciuta in Svizzera, ha studiato linguistica informatica, anglistica e scienze economiche e nel 2008 si è trasferita a Vancouver, dove per la prima volta ha scoperto quanto il trasporto locale pubblico fosse poco sviluppato. Nel 2013 ha fondato la sua agenzia, movmi. Nell’autunno 2017 ha vinto il concorso per idee “Next Visionaries” di BMW i e TED.

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