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Al limite dell’avventura: spedizione all’Antartico.

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Per loro, l’apice della felicità è una montagna su cui nessuno è ancora mai stato. Ecco come i due atleti BMW Mountains Matthias Mayr e Matthias Haunholder hanno affrontato il loro viaggio glaciale: una spedizione freeride all’Antartico.
Il freddo ti afferra per il collo come una mano invisibile e non ti lascia andare.
Matthias Haunholder

Freerider

Il freddo gelido esterno fluisce all’interno della tenda. È così freddo che sembra di essere schiaffeggiati. È questa la sensazione che si ha alle sei del mattino, in Antartico. Ci si sveglia in malomodo. Gli sguardi di Matthias Mayr e Matthias Haunholder sono rivolti all’orizzonte infinito, congelato, poi al cielo. Il sole splende, il vento è assente. Di nuovo.

I due non si fanno scoraggiare della delusione e smontano la tenda. È il loro sesto giorno di spedizione. Fissano tutto il materiale sulle loro slitte. Ciascuno di loro trasporta circa 100 chilogrammi. Proseguono. Passo dopo passo, si avvicinano, con gli sci, alla loro meta: i monti sconosciuti del cuore del continente.

Non è una novità che questi due sportivi cerchino montagne intatte, luoghi selvaggi e solitudine. Ma perché proprio un viaggio all’Antartico? Un luogo così intatto, isolato ed estremo? Al Polo sud è estate. Ovvero: le temperature si aggirano sui meno 20 gradi. Quando si scatenano le bufere, “estate” può voler dire anche meno 50 e forza del vento 10. Questi due professionisti del freeride hanno chiamato la loro spedizione all’Antartico “No Man’s Land”. 100 anni dopo i primi viaggi di scoperta, l’Antartico continua a essere terra di nessuno. Si tratta piuttosto di un'area interdetta se non si sa esattamente a cosa si va incontro e se non ci si prepara meticolosamente. I rischi per la vita sono dietro l’angolo appena qualcosa non va secondo i piani oppure se il tempo cambia repentinamente. In particolare qui, nella calotta artica, dove le vette raggiungono quasi i 5.000 metri.    

Raggiungere l’Antartico è già di per sé una missione

Già raggiungere l’Antartico rappresenta, di per sé, una missione. Dall’Austria, la loro patria, sono volati innanzitutto a Buenos Aires. Da lì, hanno viaggiato per 2884 chilometri con la BMW X3 fino alla punta meridionale del Sud America e da lì hanno preso un aereo speciale per l’Antartico. “Quando si sono aperte le porte dell'automobile”, racconta Matthias Haunholder “l'avversione di questo continente nei confronti della vita ci ha praticamente investiti.” Si trovano su una gigantesca, possente superficie antartica da 700 metri. E partono. Sin dalla prima notte, questi avventurieri hanno capito che: “Le temperature non sono un problema finché ci si muove. Durante le pause e di notte, il freddo ti afferra per il collo come una mano invisibile e non ti lascia andare.”

No Man’s Land è pianificata accuratamente da 15 mesi a questa parte. Tutte le riserve di cibo sono state calcolate con precisione, nella camera fredda di BMW ogni componente dell’attrezzatura è stato sottoposto a un test di resistenza per questa spedizione all’Antartico. In precedenza, i due sportivi della montagna hanno imparato a usare il kite nella Spagna meridionale. Ora sono giunti al punto. Il paesaggio è infinito. Banchiglie gigantesche e, nel mezzo, montagne scoscese, che si ergono dal nulla. “Completamente diverso da tutto quello che abbiamo visto sinora”, dice Matthias Haunholder. “Per via dell’aria secca, lo sguardo raggiunge distanze estreme, tanto che le vette sembrano così vicine da poterle toccare. Invece ci vuole un’eternità prima di riuscire ad avvicinarsi. Non mi stupisco del fatto che, altri ricercatori, sono venuti a prepararsi qui per le spedizioni su Marte."

Dopo una settimana, è ancora il tempo il loro problema maggiore. È troppo bello. Se il vento soffiasse, potrebbero usare i loro kite e percorrere tre o quattro volte la distanza coperta attualmente. “ Durante una spedizione è di vitale importanza guardare sempre il lato positivo: il vento non soffiava, quindi speravamo che la neve sulle montagne fosse morbida e non ghiacciata.” 

L’ottavo giorno della spedizione, ce l’avevano fatta. Si trovavano davanti ai primi costoni della catena montuosa artica. Hanno deposto le slitte, costruito il loro campo base, e sostituito i bastoni da sci con dei ramponi, per poter scalare pareti così ripide. Subito hanno notato che, grazie all'ottima condizione della neve, avrebbero avuto meno problemi di quanto previsto con i crepacci. Questo, però, stava a rappresentare un altro pericolo: le slavine. “Già alla prima salita, si era staccata una falda, per cui doveva essere estremamente cauti.”

È risaputo che la parte più eccitante del viaggio è anche quella più rischiosa. Cadere sulle Alpi può comportare una lesione e un recupero complicato. Durante una spedizione all’Antartico, una ferita è un problema grave. “In spedizione, siamo sempre in modalità di sopravvivenza. Super attenti, per non perdere di vista nessun pericolo, ma anche per ripartire le forze in modo efficiente.”

È risaputo che la parte più eccitante del viaggio è anche quella più rischiosa

Appena però si immergono nel primo declivio montuoso, tutti gli sforzi sono presto dimenticati. La neve è un sogno. La salita indimenticabile. “Le montagne laggiù sono incredibilmente affascinanti. Molti, quando pensano all’Antartico, immaginano distese ghiacciate piatte, infinite - ma la vetta più alta supera anche il Monte Bianco. Oltre alle condizioni nevose al limite, c’era anche la neve più spettacolare che io avessi mai attraversato”, dice Matthias Mayr. Hanno dimostrato che è possibile scalare anche vette così pericolose, a livelli massimi. Dove la maggior parte degli sciatori estremi ha visto poche opportunità di una buona salita, perché magari il fondo era semplicemente troppo ghiacciato, o estremo, i due hanno trovato un’inaspettata neve farinosa e innumerevoli possibilità di salite spettacolari. Abbastanza per realizzare un film con le loro riprese del viaggio all’Antartico. “È una sensazione incredibile trovarsi alla fine del mondo e scalare una parete con inclinazione che raggiungevano anche i 60 gradi”, dice Matthias Mayr. I freerider poco prima del Polo sud. I freerider al limite massimo - lontano dalla patria. “Lì, su una montagna, poter guardare i ghiacciai infiniti fino alla calotta polare è qualcosa di assolutamente surreale. Impossibile da descrivere a parole.”    

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Contesto:
Matthias Mayr, anno 1981, e Matthias „Hauni“ Haunholder, anno 1979, sono due freerider professionisti austriaci e atleti BMW Mountains, diventati famosi innanzitutto per le loro spettacolari spedizioni sciistiche in remote regioni montuose. Durante il viaggio all’Antartico, sono stati accompagnati dal cameraman Johannes Aitzetmüller, con cui hanno già realizzato il film “The White Maze“” oppure “Auf den Spuren der Ersten”. Il film “No Man’s Land” uscirà nelle sale nell’autunno del 2018. 

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