Jeff Koons e l’arte della leadership

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Figura di spicco del mondo dell’arte per oltre quarant’anni, Jeff Koons condivide pensieri su lavoro di squadra, leadership, sulla capacità di lasciar andare e sul perché dovremmo sempre avere fiducia in noi per trovare l’ispirazione e la creatività.

Il 22 aprile 2021

La leadership è una forma d’arte

Per artisti come Koons, il processo di realizzazione è soggetto a continui miglioramenti.

Jeff Koons si trova all’apice della sua carriera, dopo che per decenni ha dato forma al mondo dell’arte con le sue singolari opere. Eppure l’artista non accenna a rallentare e rivela che a permettergli di superare ulteriormente i propri limiti sono stati la leadership e il teamwork.

Continuate a leggere per scoprire l’arte della leadership con uno degli artisti di maggior successo della storia.

Superare i propri limiti

Koons ammette di avere limiti, ma non smette mai di forzarli nelle sue opere.

Jeff Koons forza i propri limiti. “Vorrei poter dire di non averne, ma sono umano. Ovviamente ce li ho”, lamenta l’artista. Tuttavia questo non significa che non tenti di forzarli. “Provo da sempre a superarmi. Voglio ampliare quei limiti, spingerli sempre più lontano.”

Dire che questo approccio gli ha reso un gran servizio sarebbe riduttivo. A 66 anni, Jeff Koons è da tempo uno degli artisti più famosi del mondo dell’arte. Ora, nel quinto decennio della sua carriera (“questa parola mi fa ancora un effetto strano”), le sue opere artistiche continuano a essere la punta di diamante dei musei di tutto il mondo. Riescono anche a spuntare enormi somme all’asta, tra cui due record mondiali per opere di un artista vivente: 58,4 milioni di dollari (49,1 milioni di euro) per “Balloon Dog (Orange)” nel 2013 e 91,1 milioni di dollari (76,6 milioni di euro) per “Rabbit” nel 2019.

Questi successi hanno permesso a Koons di creare un grande studio d’arte a New York, con uno staff di circa cinquanta persone. I collaboratori si occupano di diversi ambiti: dal lavoro digitale alla pittura e la scultura, ma sono tutti uniti da una cosa: la bruciante passione per l’arte. “E ci piace portare le cose al limite”, aggiunge Koons.

Trovare il proprio spazio

Quando non è a New York, Koons si trova spesso in Pennsylvania: lo stato dove è nato ospita Antiquity Stone, un laboratorio privato altamente tecnologico dedicato alla scultura, che al momento realizza le opere di marmo e granito della serie Antiquity. Koons nota una certa circolarità: ricorda che da bambino visitava la vicina Philadelphia e ammirava meravigliato la statua alta undici metri di William Penn, il fondatore della città, che svettava in cima al municipio.

È stata una fortuna, dice, crescere in una famiglia del ceto medio, con genitori che sostenevano il suo interesse verso le opere d'arte. “Già a quattro anni, grazie ai miei genitori ho capito che stavo facendo qualcosa di speciale. Da allora, l’arte mi ha dato la percezione che ho di me e un’identità.” Koons ha preso lezioni private di arte e ha frequentato una scuola d’arte a Baltimora e Chicago, poi si è trasferito a New York, attratto dall’energia della città e dalla possibilità di sentirsi “parte della mia generazione”.

L’arte aiuta Koons a trovare un senso di identità fin da quando era bambino.

Il suo viaggio nel mondo dell’arte è stato tutt’altro che convenzionale. Koons ha lavorato per diversi anni come operatore di borsa per guadagnarsi la libertà economica necessaria a creare opere artistiche esattamente come le voleva lui. Trascorreva le serate e i fine settimana nel suo monolocale a creare opere d’arte a partire da aspirapolveri e gonfiabili dai colori vibranti, e facendo esperimenti di fisica per altre opere. “Quando ho cominciato, cercavo di sfruttare ogni occasione che avevo per ottenere il massimo possibile.”

Koons nega di essere un perfezionista, perché, come lui stesso sostiene, la perfezione non esiste.

Alla fine, a causa del desiderio di sperimentare con differenti materiali e processi di fabbricazione, Koons ha cominciato a lavorare con altre persone per riuscire a concretizzare le proprie idee. “Ho cominciato a rendermi conto che lavorare con altri mi piaceva ed era più divertente che stare da solo in una stanza tutto il giorno. Mi piace stare con la gente.”

L’arte di Jeff Koons si è spostata dalla ricerca solitaria a produzioni che necessitano di lavoro di squadra. Quando la sua carriera ha avuto una svolta, Koons ha fondato un atelier d’arte insieme a una squadra entusiasta, per creare capolavori unici e sbalorditivi. C’è stato un momento in cui nel suo atelier ha avuto oltre cento dipendenti.

L’arte della leadership

Utilizzare il processo artistico per concretizzare la propria creatività è sempre stato l’obiettivo principale di Koons, ma questo cambiamento gli ha permesso di esplorare un concetto nuovo: l’arte della leadership. È una dicotomia interessante, dice, perché l’arte è un’attività connessa alla radicalità, e allo stesso tempo è la base di ciò che è importante nella nostra vita. “È avanguardia, non ci sono regole.” Allo stesso tempo, l’arte è un veicolo che comunica cosa significa essere umani. È per questo che per noi è così preziosa. “Così, ho cercato di essere un leader grazie a tutto ciò che ho imparato sull’essere artista: come comunicare con gli altri, come trovare un significato nella propria vita e come aiutare gli altri a trovare un significato per aprirsi al mondo.”

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Koons al volante della THE 8.
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THE 8 rappresenta l’apice del design e dell’ingegneria BMW.
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Koons collabora con uno staff di cinquanta persone che lavorano a qualunque cosa, dalla scultura alla stampa.
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Koons ha cominciato a lavorare con lo staff e con altri per realizzare le sue idee con diversi materiali.
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THE 8 – dove l’arte incontra la leadership.
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Koons e la sua BMW Art Car del 2010, una BMW M3 GT2 riverniciata con colori vivaci.
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Jeff Koons domina la scena artistica internazionale da decenni ma non mostra segni di rallentamento.

Koons idea tutte le sue opere d’arte. “Nel corso degli anni, ho avuto molto tempo per pensare a cosa può fare l’artista per essere creativo”, dice. “Dove ispirarsi per un’idea? Da dove arriva l’ispirazione? E ho capito che l’unica cosa da fare è avere fiducia in sé stessi e seguire i propri interessi.” Può sorprendere che trovare l’ispirazione artistica sia spesso solo questione di osservare il quotidiano. Molte opere di Jeff Koons hanno come fonte di ispirazione ciò che lui definisce “pronto”: spesso prende oggetti che appartengono al mondo in cui viviamo e li esibisce in un contesto artistico, e lo fa con giochi, animali, fiori o personaggi animati.

Oppure con auto. Koons è uno dei molti artisti rinomati ad aver collaborato a uno dei progetti BMW più noti: BMW Art Car (➜ Leggete anche: Wild at Art: storia delle BMW Art Cars). Ha sempre desiderato di seguire le orme di Alexander Calder, Roy Lichtenstein, Andy Warhol e Frank Stella ed entrare a far parte della famiglia BMW. Nel 2010, il capolavoro di Jeff Koons, una BMW M3 GT2, fu svelato al Centre Pompidou di Parigi. Con le lunghe strisce di colore decorative, Koons dice di aver voluto catturare la sensazione dell’accelerazione. “Mi sono rifatto alle diverse forme di energia, dai quasar alle esplosioni delle stelle, fino alle scie di luce. Qualunque cosa che trasmettesse il senso di esplosione e velocità.”

Imparare a lasciare andare

Parte del viaggio di Koons, per sua stessa ammissione, è stato imparare a lasciare andare.

Anche se il lavoro sull’opera d’arte, dall’idea, ai bozzetti, alla realizzazione finale, è tutto dell’artista, Koons dice che il contributo della sua squadra è inestimabile. “Mi aiuta a dare forma alle idee attraverso diversi processi di realizzazione. Processi che tutti cerchiamo di migliorare, portando qualcosa di nuovo e cercando di ottenere la velocità e l’efficienza maggiori possibile.” Alla guida dello studio, Koons sostiene di cercare di dare un esempio di impegno per raggiungere un obiettivo, un esempio “di possibilità”. Questo attira persone di un certo tipo. Alcuni membri del team sono con Koons da oltre venticinque anni. Non vedono l’ora di scoprire nuove cose e raggiungere nuovi obiettivi. “Non siamo una squadra che cerca di ottenere l’impossibile, cerchiamo di fare in modo che le opere comunichino un senso di solennità e meraviglia allo spettatore. Un’emozione che lo spettatore può provare che riguarda il proprio potenziale nella vita. Penso che grazie all’aiuto della squadra riesco a rendere le mie opere sempre migliori.”

Koons è stato definito un perfezionista, definizione che lui rifiuta, per la semplice ragione che non crede nella perfezione. La assimila a un cane che si morde la coda: una ricerca infinita destinata a deludere. Ciò non significa che i suoi standard non siano alti. Anzi, Koons crede fermamente che ogni cosa vada svolta al meglio delle proprie possibilità, tenendo a mente che è un processo finito. Così come ama forzare i suoi limiti, Koons desidera portare le sue opere ai margini del possibile. “Si ha una sola possibilità, un colpo solo. E le opere d’arte restano visibili per sempre nella loro forma finale. Quindi, cerco dare il meglio per ognuna di esse. Ma poi, a un certo punto, devo lasciarle andare.”

Foto: CNN/BMW; Autore: Geoff Poulton