Wild at Art: storia delle BMW Art Cars

12 min tempo di lettura
BMW Art Cars: tre parole che rappresentano il leggendario legame tra auto iconiche come la BMW M1 o la BMW Z1 e artisti di fama mondiale come Roy Lichtenstein o Jeff Koons. Scoprite tutto quello che c’è da sapere su questi mitici modelli.

Il 12 ottobre 2020

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Chi parla di Art Car, parla dei capolavori su ruote di BMW. E chi vuole citarne una in particolare, spesso tesse le lodi della BMW M1 in stile Pop art di Andy Warhol. Ma concentrarsi solo su questo modello significa trascurare il resto della straordinaria e caleidoscopica collezione di 19 BMW Art Cars, nate a partire dal 1975 in collaborazione con rinomati artisti internazionali.

Fin dagli albori, gli artisti hanno subito il fascino delle auto.
Prof. Dr. Thomas Girst

Comunicazione e politica aziendali, manager del cultural engagement di BMW Group

Quando nel 1975 al pilota francese Hervé Poulain saltò in mente di proporre che un artista decorasse un’auto da corsa, nessuno poteva prevedere dove avrebbe portato quell’idea. Fu così che nacque un legame di lungo corso tra arte e automobili. Il principio era semplice: un artista famoso avrebbe decorato un’auto da corsa BMW (poi sarebbero state introdotte anche auto di serie) secondo la propria immaginazione. Limiti e indicazioni? Nessuno!

Tanto diversi gli artisti, tanto diverse le BMW che grazie alle tecniche grafiche e artistiche più disparate si sono trasformate in opere d’arte: da pure auto da corsa a veicoli di serie, con qualche auto sportiva. Altrettanto variegati sono i risultati. Non c’è un’auto uguale a un’altra, a ogni artista è stata lasciata la scelta della tecnica più adatta al suo veicolo. Passeggiando nella galleria di BMW Art Cars, con i suoi 19 pezzi unici, tre domande sono però destinate a restare irrisolte: quando uscirà la Art Car no 20? Chi sarà l’artista che verrà immortalato nella leggendaria collezione? E soprattutto: con quale modello di BMW?

#1

Alexander Calder / BMW 3.0 CSL / 1975

Chi se lo sarebbe immaginato, nel 1975, che l’auto da corsa BMW 3.0 CSL creata dal pittore americano Alexander Calder avrebbe dato il via a una collezione artistica oggi diventata leggendaria? Nessuno, neanche in BMW. Fu Hervé Poulain a fare il primo passo con la casa automobilistica. L’idea delle BMW Art Cars non scaturì quindi da un piano di un reparto marketing, come conferma anche Thomas Girst, manager del cultural engagement nel BMW Group. E fu ancora Poulain a mettersi alla guida della BMW 3.0 CSL, con il no 93, nella 24 Ore di Le Mans (➜ Leggete anche: 24 ore di brividi). L’obiettivo non fu raggiunto, ma la variopinta automobile di Calder ebbe una risonanza straordinaria. Era il segnale di partenza per le BMW Art Cars.

#2

Frank Stella / BMW 3.0 CSL / 1976

Appena un anno dopo, il connazionale di Calder, Frank Stella, proseguì sulla stessa strada. Anche lui partì da una BMW 3.0 CSL, che a sua volta si presentò al via della gara di durata di Le Mans, con il numero 21. Per un fan dei motori come Stella, creare la BMW Art Car no 2 fu un vero e proprio onore. Il design della sua opera d’arte automobilistica si rifaceva alle basi tecniche dell’oggetto originale. Nacque così una retinatura che produceva l’effetto di una carta millimetrata gigantesca. Il tutto in bianco e nero, perché ai box di partenza il veicolo da corsa dall’enorme potenza di 750 CV spiccasse tra i rivali, perlopiù colorati. Come per il veicolo di Calder, fu Walter Maurer, il leggendario maestro di pittura di BMW, a occuparsi della realizzazione.

#3

Roy Lichtenstein / BMW 320i Turbo / 1977

L’anno successivo, nel 1977, fu il turno della terza BMW Art Car, creata di nuovo da un americano. L’artista Pop art Roy Lichtenstein impiegò i suoi tipici “Ben-Day dots”: sulla fiancata della BMW 320i Turbo sembra che sfili un paesaggio. E non potrebbe essere altrimenti. Neanche questa auto da corsa è nata come pezzo da museo, dando invece prova di sé nell’aspro mondo degli sport automobilistici, naturalmente a Le Mans. I piloti Hervé Poulain e Marcel Mignot portarono l’auto con il numero 50 in nona posizione nella classifica generale e in prima posizione nella classifica della sua categoria.

#4

Andy Warhol / BMW M1 / 1979

L’esempio più noto di BMW Art Car è la BMW M1 dipinta da Andy Warhol di suo pugno. La supercar della casa bavarese è già di per sé una leggenda. Grazie al design del famosissimo artista Pop art, la BMW M1 in versione da corsa divenne probabilmente una delle automobili più di valore della storia. C’era una cosa che legava Warhol ai suoi predecessori: neanche lui ricevette un compenso per il lavoro. Ma a differenza loro, invece di allestire un modello a grandezza naturale e far dipingere l’auto ad altri, l’americano mise mano all’auto in prima persona. “Ho provato a mettere in immagini la velocità. Quando un’auto va molto veloce, i colori e le linee si confondono” disse Warhol a proposito dell’opera. E fu lui stesso un esempio tangibile di questa velocità, perché in soli 28 minuti applicò sei chili di colore. Ben presto anche l’auto da corsa a motore centrale partecipò – onore a le merito – alla sua unica corsa: la 24 Ore di Le Mans del 1979. Ottenuto un sesto posto nella classifica generale, la corritrice variopinta passò al museo BMW.

#5

Ernst Fuchs / BMW 635 CSi / 1982

La numero 5 è un’auto che scotta! Nel 1982 l’austriaco Ernst Fuchs si prese in carico una BMW 635 CSi. Da lì nacque “La volpe di fuoco a caccia di lepre”, la prima BMW Art Car basata su un’auto di serie, nonché la prima a essere fin dall’inizio un puro pezzo da esposizione. Fino ad allora Fuchs era noto per gli ampi dipinti religiosi. La sua interpretazione della car art vi si distaccava molto, ma è diventata comunque un’icona. Anche grazie alle fiamme che spiccano sullo sfondo nero.

#6

Robert Rauschenberg / BMW 635 CSi / 1986

La sesta Art Car della schiera risale a un altro precursore della Pop art, nonché altro americano: Robert Rauschenberg. Anche questa BMW, una 635 CSi, non si è mai presentata ai blocchi di partenza di una competizione. A oggi è però l’unica BMW Art Car che si è unita al traffico stradale, guidata da Rauschenberg in persona! L’artista creò la sua opera avvalendosi di opere di altri artisti, che lui elaborò con tecniche fotografiche e poi applicò sulla carrozzeria della BMW Coupé, con l’aiuto di lamine. Nacquero così collage tipici dello stile di Rauschenberg. Tra le altre cose, con la sua BMW 635 CSi, l’artista volle mettere in luce il modo in cui i tre mondi di arte, natura e tecnica dipendono l’uno dall’altro.

#7

Michael Jagamara Nelson / BMW M3 Gruppo A / 1989

Con Micheal Jagamara Nelson, fu un artista australiano a firmare la BMW Art Car no 7. Una BMW M3 nera in versione da corsa preparata per il Gruppo A diventò, in sette giorni di duro lavoro certosino, un’opera d’arte che riflette la cultura e il territorio del popolo indigeno australiano, gli aborigeni. In questo, l’artista fu supportato da diversi artisti amici. Per custodire l’arte della propria cultura, gli aborigeni tracciano disegni criptici e creano motivi che si tramandano di generazione in generazione con pitture rupestri. Anche la BMW M3 sembra quindi un grande enigma colorato. Parlando del processo creativo, Nelson disse che nelle immagini della BMW aveva reinterpretato i propri sogni. Il che fa di questa BMW Art Car una vera e propria auto da sogno.

#8

Ken Done / BMW M3 Gruppo A / 1989

Nel 1989 fu ancora il turno di un australiano, con Ken Done e la BMW Art Car no 8. Come Nelson, anche lui si basò su una turismo BMW M3 preparata per il Gruppo A. Ma a differenza dell’auto precedente, la sorella minore raffigurava l’Australia moderna. Done attirò l’attenzione fin dai primi sguardi, perché la sua creazione ha soprattutto una caratteristica: è colorata. L’obiettivo dell’artista era illustrare, nella sua BMW Art Car, gli aspetti allegri della sua patria. Si distinguono natura, sole e mare, ma anche pesci e pappagalli. Si potrebbe descrivere la BMW M3 di Done con un semplice attributo: positiva! Come l’opera di Nelson, anche la questa BMW M3 percorse i tracciati australiani, prima di diventare un pezzo da museo.

#9

Matazo Kayama / BMW 535i / 1990

Con la BMW Art Car no 9 la scelta ricadde su una macchina di serie: una BMW 535i. Fu la prima Art Car creata da un artista asiatico e colpiva per il suo aspetto piacevole e discreto. Il giapponese Matazo Kayama avvolse la BMW Serie 5 in un abito aerografato. Con l’aiuto di uno speciale procedimento di doratura, creò sulla carrozzeria un paesaggio stilizzato, plasmato da un fiume. Kayama stesso citò la sua fonte d’ispirazione: “La mia opera deve avere l’aspetto di un cristallo di neve.”

#10

César Manrique / BMW 730i / 1990

Per il quindicesimo anniversario non ufficiale delle Art Car, César Manrique poté contribuire al progetto “Arte su ruote”. Per farlo, nel 1990 l’avanguardista spagnolo scelse una BMW serie 7. E quando nei colori variopinti e nelle forme astratte che rivestono la carrozzeria, gli osservatori riconoscono elementi della natura, ne hanno ben donde. Perché Manrique prese a modello la natura dell’isola di Lanzarote. Il nero del design rappresenta le pietre laviche dell’isola delle Canarie, il verde la foresta pluviale e il rosso la vita. Nelle forme indefinite si riconosce poi ciò che per Manrique è essenziale in un’automobile: trasportare rapidamente i passeggeri.

#11

A.R. Penck / BMW Z1 / 1991

Il modello di BMW decorato secondo il proprio estro dall’artista tedesco A. R. Penck – all’anagrafe Ralf Winkler – è già di per sé un’opera d’arte, una rarità: la BMW Z1. Grazie al linguaggio formale radicalmente nuovo per l’epoca e la ritrazione degli sportelli, la BMW Z1 è ancora oggi una pietra miliare della storia automobilistica della casa bavarese. Penck diede il suo contributo alla schiera di BMW Art Cars quattro anni dopo la messa su strada della cabrio. Ispirandosi alla pittura rupestre, ideò personaggi e disegni astratti. Il significato? Provate voi stessi a decifrarlo … L’artista non ha mai accennato a un’interpretazione, che sicuramente contribuisce al fascino irradiato da questa artistica auto sportiva.

#12

Esther Mahlangu / BMW 525i / 1991

Nel 1991, questa appariscente Serie 5 completò la prima dozzina di Art Car. E ancora più degno di nota: per la prima volta la creatrice di una BMW Art Car fu una donna. Il design è facilmente identificabile in una reminiscenza della cultura africana. In concreto Mahlangu si basò sulla propria “tradizione tribale di arredare la casa”, come lei stessa commentò la propria opera, utilizzando una fantasia chiamata Ndebele. Una tradizione trasmessa di generazione in generazione e solo tra donne. L’artista si prese una settimana per foggiare il suo contributo al progetto. Come la maggior parte di quelle che l’hanno preceduta e che l’hanno seguita, l’auto no 12 è puramente un’opera per il BMW Museum. E naturalmente un pezzo unico.

#13

Sandro Chia / BMW M3 GTR / 1992

Questo prototipo da corsa della BMW M3 GTR fu la tela di Sandro Chia. Stavolta fu l’artista italiano a rivolgersi a BMW con la preghiera di collaborare al progetto. Il risultato lascia il segno: da ogni lato, chi osserva l’auto sembra essere a sua volta sotto osservazione, perché sulla superficie della carrozzeria campeggiano visi con gli occhi spalancati. Sandro Chia commentò così: “Molti occhi si posano su un’auto. E la gente la guarda. Questa auto riflette i loro sguardi.”

#14

David Hockney / BMW 850 CSi / 1995

Il viaggio delle Art Car prosegue dall’Italia verso la Gran Bretagna. Perché anche la superstar inglese David Hockney entrò a far parte della collezione con la sua BMW Art Car. In questo caso, BMW aveva cercato per lungo tempo di reclutare l’artista, riuscendo infine nell’impresa. La BMW 850 CSi di Hockney fu il risultato di un lungo processo di realizzazione, perché che non si trattasse semplicemente di applicare un po’ di colore fu l’artista stesso a renderlo noto … Con i suoi mezzi pittorici Hockney smontò l’auto e la rivoltò completamente, mostrando così a tutti cosa si nasconde secondo lui sotto la carrozzeria, la pelle dell’auto: affascinante tecnologia.

#15

Jenny Holzer / BMW V12 LMR / 1999

Fast Art: si potrebbe riassumere l’opera di Jenny Holzer con questa espressione chiave. Almeno per quanto riguarda l’oggetto di partenza, una BMW V12 LMR per la 24 Ore di Le Mans. L’artista è nota soprattutto per parole critiche e dichiarazioni che stimolano la riflessione, riecheggiano e polarizzano. In questa BMW Art Car, espressione del suo tipico stile, introdusse sulla vernice bianca dell’auto da corsa espressioni realizzate con lettere cromate riflettenti e lamina fluorescente. Un esempio: “You are so complex you don’t respond to danger” (Con la tua complessità non reagisci al pericolo). State riflettendo sul significato? Allora Holzer ha centrato l’obiettivo …

#16

Olafur Eliasson / BMW H2R / 2007

La Car Art di Ólafur Elíasson si discosta drasticamente dal resto dei veicoli della collezione. La BMW Art Car del danese di origini islandesi rappresentò una rottura radicale con le precedenti. L’auto quasi non si riconosce, l’oggetto appare come un enorme bozzolo. Elíasson è noto per creare un tipo di arte in cui si misura con la natura e i fenomeni fisici. Tanto quanto il veicolo che ispirò la sua opera, perché sotto l’involucro c’è un prototipo da corsa che funziona a idrogeno. Ma tornando al bozzolo: per formare l’involucro della BMW H2R furono assemblate lamierine di metallo, poi irrorate di acqua dentro un’enorme cella frigorifera. Nacque così una corazza di ghiaccio che imprigiona l’auto. L’oggetto mobile diventa immobile: è l’approccio scelto da Elíasson per occuparsi della sostenibilità della nostra società.

#17

Jeff Koons / BMW M3 GT2 / 2010

A una lista di artisti di questo calibro non poteva ovviamente mancare Jeff Koons. L’artista segnò la ricomparsa della Pop art e il conseguente ritorno alle origini della collezione BMW Art Car. Sembra che la BMW M3 GT2 dell’americano voglia esprimere con ogni fibra della carrozzeria: “Sono veloce!” Gli elementi di colori sgargianti paiono addirittura volare intorno all’auto. Anche da ferma dà l’impressione di voler partire di scatto, addirittura di scoppiare di potenza. Nel 2010 la creazione di Koons si presentò al via della 24 Ore di Le Mans e si guadagnò il cuore del pubblico, un altro aspetto che lega questa BMW Art Car alle antenate.

#18

Cao Fei / BMW M6 GT3 / 2017

Questa BMW Art Car é una creazione dell'artista multimediale Cao Fei. In omaggio al materiale di molte auto da corsa, il carbonio, l’artista cinese ne scelse la struttura come colore di sfondo per il suo progetto. Ma è solo con l’app associata che la BMW Art Car numero 18 si manifesta in tutta la sua efficacia. Perché, grazie alla realtà aumentata, l’auto nera diventa l’occhio di un ciclone di colori che le infuriano intorno. In questo modo Cao Fei fonde il mondo digitale con quello reale.

#19

John Baldessari / BMW M6 GTLM / 2016

Un grande esempio di BMW art fu anche la BMW M6 GTLM realizzata da John Baldessari nel 2016. I fan delle BMW Art Cars dovettero sopportare un’attesa lunga sei anni, prima di potersi lasciare sorprendere da una nuova opera. Baldessari impiega elementi minimi, ma su superfici grandi e con un’efficacia altissima. Il nome è tutto un programma e lo si legge in grande sugli sportelli: “FAST”. Velocità, perché è di quello che si parla quando in ballo ci sono auto sportive come la BMW M6 GTLM. O, nelle parole dell’artista stesso: “La BMW Art Car è senza dubbio l’opera d’arte più veloce che abbia mai creato!”

Qual è la storia delle BMW Art Cars?

BMW Art Cars: tre parole che rappresentano il leggendario legame tra auto iconiche come la BMW M1 e la BMW Z1 e artisti di fama mondiale come Roy Lichtenstein o Andy Warhol. Dal 1975 al 2017 sono state create 19 BMW Art Cars: ognuna di esse un pezzo unico nonché espressione dell’arte dell’epoca e del gusto di chi l’ha ideata.

Foto/Video: BMW; Autore: Nils Arnold

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