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Neerpasch: leggenda di BMW M e mentore del motorsportNeerpasch: leggenda di BMW M e mentore del motorsport

Neerpasch: leggenda di BMW M e mentore del motorsport

7 min tempo di lettura
50 anni di BMW M: la storia di successo della divisione BMW per le alte prestazioni sarebbe inconcepibile senza quest’uomo: Jochen Neerpasch. Abbiamo accompagnato l’ex direttore generale di BMW M alla 24 Ore del Nürburgring di quest’anno. E in quest’occasione abbiamo parlato con lui di auto sportive, di corse in generale e del loro futuro e soprattutto della sua creatura preferita, il Junior Team.

Il 28 luglio 2022

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Si sente sibilare, sferragliare e battere. Il fischio degli avvitatori a percussione scandisce il ritmo del cambio gomme sotto la luce dei riflettori. Il motore turbo a sei cilindri della BMW M4 GT3 (➜ Leggete anche: Motori eccezionali BMW) romba nella corsia dei box del Nürburgring con il tipico borbottio di un motore sportivo tenuto al minimo, mentre l’equipaggio dei box del BMW Junior Team si precipita intorno all’auto da corsa. Le fasi di lavoro si svolgono in modo perfetto, tutto va letteralmente di pari passo. Un uomo dai capelli argentei con una giacca di pelle BMW M vintage è in piedi lì accanto, apparentemente indifferente. Con le braccia conserte dietro la schiena, osserva gli interventi dei meccanici sull’auto da corsa, il cambio del pilota, le istruzioni dell’ingegnere di gara. Il sole è appena tramontato dietro le colline dell’Eifel, la 24 Ore è ancora nelle sue fasi iniziali, è un momento frenetico. Questo clima non mette in agitazione Jochen Neerpasch, anzi. Forte di un immenso bagaglio di conoscenze approfondite, ci accompagna durante l’intervista attraverso 50 anni di storia del motorsport targato BMW.

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Signor Neerpasch, lei ha contribuito alla creazione di BMW Motorsport GmbH, come si chiamava allora BMW M: qual è stata la sfida più grande?

Jochen Neerpasch: All’inizio degli anni ’70, il settore corse di BMW era ancora di competenza degli addetti al tuning, che ricevevano, sì, il supporto di BMW AG, ma alla fine ognuno pensava al proprio orticello. All’epoca ero responsabile del settore corse di Ford, avevamo grande successo e in pista siamo riusciti a battere anche BMW. Così BMW mi contattò per convincermi a passare dalla loro parte. Avrei dovuto promuovere un progetto coordinato di BMW relativo agli sport motoristici. La sfida a riportare il marchio storico al successo anche in pista era allettante e accettai. Tuttavia, non senza aver prima presentato ai responsabili di BMW il modo in cui immaginavo che ciò dovesse avvenire.

Qual era la sua idea?

Neerpasch: Volevano costruire il motorsport del futuro in BMW avvalendosi di un team fortissimo. A mio parere, per farlo serviva una società distinta, oltre a un’auto da corsa leggera omologata per la produzione di serie: la BMW 3.0 CSL. Mi fu dato il via libera e il 1 maggio 1972 mi misi al lavoro a Monaco. Inizialmente con cinque colleghi. Il know-how tecnico era già disponibile all’epoca in BMW, solo che in BMW non era ufficialmente “permesso” fare sport motoristici. Le attività di sviluppo tecnico in questa direzione venivano svolte dagli ingegneri solo a tempo perso, una volta finito di lavorare. Già nel 1973 riuscimmo a battere Ford nel Campionato Europeo Turismo con le nostre BMW, con grande soddisfazione dei membri della direzione di BMW.

Per Neerpasch, la maratona di 24 ore non inizia con la partenza della gara vera e propria. Già nelle ore precedenti incontra, tra gli altri, l’ex presidente della FIA, la Federazione Internazionale dell’Automobile, Jean Todt, assiste alla BMW M Race of Legends (➜ Leggete anche: Auto d’epoca da corsa BMW) o scambia idee con i piloti del Junior Team. Ovunque Neerpasch viene accolto con entusiasmo, molti cercano di avvicinarsi a lui e chiedergli consigli. Tuttavia, si nota che la sua attenzione è rivolta essenzialmente ai piloti del Junior Team.

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Com’erano le corse negli anni ’70?

Neerpasch: Era uno sport fantastico! Centinaia di migliaia di spettatori assistevano alle gare di sei ore e poi c’erano molti piloti di Formula 1 che correvano anche nelle competizioni per vetture turismo. Insomma: il livello era davvero alto. E se posso dirlo: era addirittura superiore rispetto al livello delle gare con vetture turismo di oggi.

Quanto ha contribuito a far sì che oggi BMW sia considerato un marchio sportivo?

Neerpasch: Prima di noi, i reparti corse avevano un solo compito: sviluppare auto da corsa. Abbiamo utilizzato le nostre conoscenze non solo per rendere ancora più veloci le auto da corsa, ma anche per ottenere un successo commerciale con auto ad alte prestazioni destinate alla strada. In questo siamo stati dei pionieri. E ciò di cui noi di BMW possiamo essere orgogliosi è che oggi questo spirito di competizione è ancora presente in ogni veicolo BMW M.

In quale direzione è avvenuto il trasferimento del know-how: dalle corse alla produzione di auto di serie o viceversa?

Jochen Neerpasch: Una domanda importante. All’epoca, la conoscenza passava dal settore sportivo allo sviluppo delle auto di serie. Oggi lo spirito delle competizioni è così profondamente radicato nei geni dei veicoli BMW M che le auto di serie vengono trasformate in auto da corsa, come nel caso della BMW M4 GT3. Ma non solo nei geni delle auto, lo spirito del motorsport vive anche negli ingegneri, nei piloti dello Junior Team, insomma: in tutte le persone che lavorano in BMW M.

Eravamo dei pionieri.
Jochen Neerpasch a proposito degli inizi di BMW M
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Pochi minuti prima dell’inizio ufficiale della gara che attraversa il cosiddetto “inferno verde”. I commissari liberano con pazienza il rettilineo di partenza e arrivo e i fan con accesso alla corsia dei box devono tornare dietro le transenne. La tensione è evidente negli occhi di tutti. Unica eccezione: l’ex direttore di BMW M (➜ Leggete anche: Azzurro, viola, rosso: la storia del logo BMW M). Non c’è nulla che possa sorprendere Neerpasch o fargli perdere la calma, sulla pista e al di fuori.

Parola chiave BMW Junior Team: cosa significa?

Neerpasch: Un BMW Junior Team esisteva già nel 1977 e noi stiamo portando avanti l’idea di allora. L’idea di base è quella di formare i giovani piloti come una squadra, in modo che possano competere come una squadra nelle gare di endurance. I piloti devono imparare insieme, crescere di pari passo con i compiti che vengono loro richiesti. In questo modo imparano più velocemente e più intensamente. Tutto viene affrontato in modo onnicomprensivo e congiunto: l’allenamento fisico e mentale, la formazione sui media, la messa a punto delle auto da corsa. Dan Harper, Max Hesse e Neil Verhagen vivono addirittura insieme in un appartamento al Nürburgring. Vivono insieme, lavorano insieme, corrono insieme e lo fanno da ben due anni. I tre giovani vivono il motorsport, tutto il giorno.

Il motorsport fa parte del DNA di BMW M.
Jochen Neerpasch
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Qual è l’obiettivo di questo Junior Team?

Neerpasch: Grazie all’apprendimento intensivo, già adesso che sono ancora giovani hanno raggiunto un livello che gli stessi piloti maturi possono raggiungere solo con un’esperienza di gara nettamente superiore. I tre si sostengono a vicenda, analizzano ogni giro, ogni gara e ci riflettono sopra, in tre, come una squadra. Grazie a questa impostazione così particolare, che li porta ad affrontare tutto insieme, miriamo a far sì che già tra due o tre anni passati insieme, e l’accento è posto su insieme, siano in corsa per i titoli, tra i migliori team di endurance del mondo. Sarebbe la cosa migliore per BMW, la cosa migliore per questi giovani piloti. E io ne sono fermamente convinto.

Quindi l’accento è chiaramente sul termine “Team”.

Neerpasch: Esatto! Harper, Hesse e Verhagen affrontano ogni gara come un team. Altre scuderie utilizzano combinazioni di piloti interscambiabili, ma ciò richiede tempo per affiatarsi e coordinarsi. Essere strutturati come una squadra facilita anche il superamento delle battute d’arresto, che fanno parte dello sviluppo di un pilota da corsa. Un altro punto è che le auto da corsa dei diversi produttori sono più o meno dello stesso livello. Il che significa, per contro, che sono i piloti a fare la differenza. Chi ha il miglior team di piloti vince le gare.

Quali criteri ha utilizzato per selezionare questi tre piloti per il Junior Team?

Neerpasch: Faccio presto a rispondere a questa domanda. L’elemento determinante è sempre stato ed è tuttora il talento. E non il fatto che abbiano portato risorse finanziarie attraverso gli sponsor, la cosiddetta dote. In sintesi, la nostra strategia è stata: formare una squadra con talento e poi raggiungere il successo insieme attraverso il duro lavoro.

Poco prima di mezzanotte. Neerpasch è ancora nella sua posizione di osservatore silenzioso nel box del BMW Junior Team. A ogni cambio al volante, dà ai giovani piloti che hanno appena terminato la loro frazione il tempo di riprendersi. Sono loro che poi si avvicinano spontaneamente a Neerpasch e cercano di parlare con lui. Guardando in faccia i giovani piloti, si ha sempre la sensazione che Neerpasch trovi le parole giuste. Insomma: è il mentore perfetto.

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Cosa caratterizza le auto BMW M?

Neerpasch: Con un veicolo BMW M (➜ Leggete anche: 7 pietre miliari della storia di BMW M) è possibile guidare autonomamente per raggiungere il circuito di gara. E, una volta lì, usare la stessa auto per fare giri veloci tutto il giorno. Le auto BMW M sono state sviluppate, e continuano a essere sviluppate, per entrambe le funzioni. Allo stesso tempo, i veicoli BMW M sono adatti sia ai dilettanti che ai professionisti. La guida veloce e le gare fanno semplicemente parte del DNA di queste auto.

L’ultima domanda riguarda il futuro del motorsport: come pensa che sarà tra dieci anni?

Neerpasch: Anche nelle corse il futuro è rappresentato dai motori elettrici. Ma perché ciò accada, le auto da corsa elettriche devono diventare più leggere e avere un’autonomia maggiore. Non possono affrontare una gara di 24 ore come questa, se la ricarica richiede ancora moltissimo tempo. Molto probabilmente anche in quest’ambito i motori ibridi costituiscono la tecnologia di passaggio. Ma sono sicuro di una cosa: questo sport esisterà sempre.

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Tardo pomeriggio di domenica. Le scuderie iniziano a smantellare tutto e a fare i bagagli quando la gara è ancora in corso. Tutte le persone che per un motivo o per un altro si trovano all’interno o attorno ai box danno segno di stanchezza. Neerpasch, invece, sembra così rilassato e a posto, come se potesse e volesse affrontare subito un’altra gara di endurance (➜ Leggete anche: La 24 Ore di Le Mans) con i suoi piloti del BMW Junior Team. Si congeda amichevolmente e scompare senza far rumore nel trambusto che regna dietro la corsia dei box: Jochen Neerpasch, la leggenda del motorsport BMW M.

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Il motorsport esisterà sempre.
Jochen Neerpasch

Che cosa sono le auto sportive BMW M?

BMW M GmbH è stata fondata nel 1972 come BMW Motorsport GmbH. È una divisione di BMW AG. BMW M produce modelli BMW ad alte prestazioni e particolarmente sportivi. Molti hanno una reputazione leggendaria e sono dei classici. Tra questi, la supersportiva BMW M1 e la BMW M3, la base di una delle auto da turismo di maggior successo di sempre.

Autore: Nils Arnold; Art: Shin Miura, Madita O'Sullivan, Carolin Wabra; Foto: Felix Brüggemann